Spoiler stagioni 1 e 2

«Qui uomini dal pianeta Terra posero piede sulla Luna per la prima volta, nel luglio 1969 d. C. Siamo venuti in pace, a nome di tutta l’umanità» approfondisci

Le ucronie aprono mondi in cui le cose sono andate diversamente. John Lennon sopravvive all’agguato che gli fu fatale e i russi sbarcano per primi sulla Luna. Queste le premesse delle prime due stagioni di For all Makind su Apple TV+ portate sullo schermo dal produttore Ronald D. Moore (Star Trek: Voyager, Battlestar Galactica) e come le serie da lui precedentemente prodotte i nostri eroi si troveranno a dover fare i conti con risorse limitate in viaggi dove nessuno è mai giunto prima spostandosi sul terreno della fantascienza dura.

Fra i nomi noti del team di Star Trek ricorre Okuda o meglio la famiglia Okuda, a cui viene accreditata una consulenza tecnica, si direbbe nel reparto grafico. La fantascienza ucronica nelle scelte tecniche può ricordare lo steampunk, dalle tute dei cosmonauti e degli astronauti agli interni e alle cromature delle capsule del programma Apollo. Gli schermi a tubo catodico e i telefoni fissi rimpiazzano i Padd degli Star Trek degli anni 90 per i quali Okuda disegnava le grafiche note ai fan come Okudagram. Se negli anni Novanta Star Trek vantava onnipresenti dispositivi elettronici, in For all Mankind scompaiono come a fare da contraltare alla pervasività dei dispositivi mobili odierni.

Nelle prime due stagioni la fiducia nel progresso si accompagna ad un’atmosfera che chi ha vissuto gli anni Novanta ricorda ancora: For All Mankind è uno spazio in cui la storia umana, della scienza e della tecnica va per il verso giusto quasi sempre. I Saturno V prima e gli Shuttle poi vivono nelle camerette dei ragazzi sotto forma di modellini a fianco dell’immancabile globo terrestre, un futuro a portata di mano che ci siamo lasciati indietro in qualche curva della storia ma non è detto che ci si pari di nuovo davanti.

For All Mankind è disponibile su Apple Tv+.

Parlando di questa serie e della fiducia nel progresso che propone mi è tornato in mente il film Disney Tomorrowland uscito nel 2015, un mese prima di Inside Out (che anno!). Uno spunto per parlarne in futuro.